Conseguita dagli abitanti di Ardesio la desiderata licenza di erigere sul luogo una Chiesa a memoria della gloriosa Apparizione, il Comune, nel suo «Consiglio» in data 13 gennaio 1608 , deliberò la somma di 4300 lire imperiali per pagare la casa di Marco Salera ed altre adiacenti che vennero demolite, ad eccezione della stanza delle Immagini che fu tenuta intatta per formarvi la Cappella Maggiore della Chiesa.
Il 24 giugno 1608, in solenne processione , con il
Parroco don Gaffuri, fu collocata la prima pietra.
Incorporata ad essa, una lastra di piombo recava questa iscrizione latina:
« nel giorno 24 giugno 1608, essendo Papa Paolo V e
Doge in Venezia Leonardo Donati , Vescovo di Bergamo
Givanni Battista Milani, la prima pietra di questa Chiesa
è posta per mano del Sacerdote Andrea Gaffuri, Parroco ».
I lavori di costruzione procedettero con solerzia.
Il Comune mise a disposizione i suoi boschi ed altre somme per
pagare la manodopera degli operai. A più riprese si
susseguirono delibere consiliari per molteplici concessioni. La
motivazione era sempre all'unanimità , così formulata:
« à questo acciò detta Vergine Maria interceda presso Dio per
questo Comune ».
La popolazione prestò la sua collaborazione
offrendo una giornata a turno per lavorare. La fabbrica fu
accelerata in modo tale che il 5 agosto 1608, finita la
cappella dell'altare maggiore,
vi fu celebrata la prima Messa e quindi con solennità
una seconda dall'Arciprete di Clusone. Tale ricorrenza
fu la solennità più grande del Santuario fino al 1691, anno in
cui con publica delibera, si stabilì di festeggiare la data del
23 giugno di ogni anno, anniversario dell'Apparizione, essendo
tra l'altro terminati i lavori di costruzione. Il Sommo
Pontefice Paolo V con Breve del 27 gennaio 1609 concesse
l'indulgenza plenaria a chi visitava il Santuario nel giorno
dell'Annunciazione della Beata Vergine Maria (non era ancora
fissata la celebrazione per il 23 giugno) e pregava per la
concordia dei principi cristiani, l'estinzione delle eresie
e l'esaltazione della Santa madre Chiesa. Con un altro
Breve del 29 luglio 1617 lo stesso Pontefice Paolo V ordinò che
la Chiesa del miracolo avesse una sua amministrazione autonoma,
non venisse mai vincolata a commenda o beneficio ecclesiastico
alcuno; l'amministrazione di tutti i beni, di qualunque natura
e da qualsiasi parte provenissero, rimanesse sempre in mano agli
uomini di quella terra. Solo ne dovevano rendere conto
al Vescovo Ordinario ogni anno. (i due brevi sono
conservati, in originale , nell’archivio del Santuario).
Questi documenti non solo dimostrano il sollecito intervento dell'autorità
ecclesiastica, ma sono anche la prova della veridicità storica dei fatti narrati.
Nel 1645 iniziò la costruzione del campanile conclusasi circa vent'anni
dopo con la spesa di ventimila scudi. Si adoperò marmo locale fornito
dalla cava che ancor oggi è chiamata la «Corna della Madonna».
Raggiunge l'altezza di 68 metri con una elegante linea architettonica
che lo rende uno dei più ammirati della diocesi.La costruzione della
struttura venne affidata all'Arch. Giovmaria Bettera da Gandino che era
anche l'autore del disegno approvato all'unanimità.
Si assicura che il Card. Carrara alla vista del campanile, affermasse
alla presenza del Vescovo di Bergamo Mons.
Paolo Dolfin: « non ho visto cosa più solida né più elegante
fuori delle porte di Roma». Le otto campane in-Re Bemolle
maggiore classico che salutano i pellegrini furono fuse nella
Fonderia Crespi da Crema nel 1780.



