Siamo in casa di Marco Salera, nel centro del paese.
(Stanza dei Santi)
Tra i locali di questa abitazione vi era una stanza dove nel 1449 un Sacerdote volle
per mano del pittore Giacomo Busca di Clusone la raffigurazione in
affresco di Gesù in croce, con a lato la Madonna, S. Giovanni Battista,
S. Giorgio, patrono della Parrocchia e S. Agostino dottore, dall'altro
S. Maria Maddalena, S. Pietro. S. Paolo e S. Giovanni Apostolo. Oltre
al padre Marco la famiglia Salera era composta dalla madre signora
Maddalena e dalle due figlie Maria e Caterina, rispettivamente di 11 e
7 anni. Di questa famiglia non si conoscono le condizioni economiche.
Da quanto si può arguire doveva possedere dei prati da fienagione. In
una sua testimonianza, poi, la madre parla di un mulino verso il quale
di primo mattino era diretta.
La sera del venerdi 23 giugno si era scatenato sul paese un furioso
temporale che lasciava prevedere una tempesta distruttrice d'ogni
coltivazione. Di fronte all'imminente pericolo la madre chiamò le due
figlie e le mandò nella stanza delle immagini a pregare affinchè
venisse scongiurata la bufera. Infatti l'Apparizione avvenne mentre era
in pieno ritmo la stagione della raccolta del fieno e l'invito alle
bambine era in rispondenza alle necessità di quella famiglia contadina
e di tutta la popolazione. Mentre pregavano le bambine videro ai piedi
del Crocifisso uno splendore con accanto un trono d'oro dove era seduta
la Vergine Maria con in braccio il Figlio. Il fatto rimane isolato e
non si ripetè in successive apparizioni della Vergine.
Ella si mostrò una sola volta ai piedi del quadro nella stanza dei
Santi, seguirono invece fenomeni inspiegabili per tutto il mese di
giugno, luglio e parte di agosto del 1607. La notizia si diffuse in un
baleno e fu un accorrere di gente nel luogo privilegiato. Ci si
invitava a vicenda dicendo: " E' comparsa la Madonna nella casa dei
Salera in Ardesio, andiamo a vedere".
Propagandosi sempre più la fama della prodigiosa apparizione ed
accorrendo da varie parti molta gente a visitare quelle immagini, il
Parroco di Ardesio, don Giacomo Gaffuri, stimò suo dovere fare
relazione alla Curia di Bergamo e per questo scopo mandò due persone di
piena fiducia con lettera accompagnatoria al Vicario Generale della
diocesi Mons. Giacomo Carrara. Questi diede ordine che si chiudesse la
stanza e venisse vietato l'ingresso.
Intanto i fatti prodigiosi si rinnovavano per cui il Parroco sollecitò
con lettera Mons. Vicario perché si volesse decidere sul da farsi.
Mons. Carrara delegò con lettera del 25 agosto 1607 l'Arciprete di
Clusone, don Decio Berlendis, perché si portasse sul luogo per prendere
tutte le informazioni ed istruisse un processo giuridico in merito
all'avvenimento accaduto. L'Arciprete venne immediatamente ad Ardesio e
con il Parroco del paese si recò nella casa di Marco Salera ed esaminò
ogni cosa. Nello stesso ambiente costituì il tribunale canonico
composto, oltre che dai due Sacerdoti, da un publico Notaio Sig. Marco
Maria Gaffuri ed altre ragguardevoli persone in funzione di
giurati.
Furono interrogati diciannove testimoni che rilasciarono deposizioni
giurate sulla autenticità della Apparizione. (Testimonianze conservate
nell'archivio del Santuario).
Accertata la verità dei fatti, il Vicario Generale ordinò di coprire
con un velo le Sacre Immagini e permise il libero accesso alla stanza.
Nel frattempo, in Ardesio cominciarono a verificarsi guarigioni
improvvise e inspiegabili. Di questi fatti furono ascoltati altri
diciotto testimoni del paese e cinque di Songavazzo. La lettura di
questi atti convinse Mons. Carrara a portarsi in Ardesio per un
sopraluogo personale. Giunse in Ardesio l'11 novembre e lì interrogò
sia i primi che i secondi testimoni. Constatata la realtà dei fatti, il
continuo flusso di pellegrini e l'ardente brama della popolazione,
permise che si fabbricasse un Santuario con il titolo di Madonna delle Grazie.
